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2009 dal 5 al 12 Aprile

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dai GIORNALI di OGGI

Berlusconi: giudici estremisti di sinistra

Il premier all'assemblea di Confindustria

torna a parlare del caso Mills.

"Servono più poteri per l'esecutivo".

fini: "parlamento interlocutore ineludibile"

L'Anm: "Distrugge il confronto democratico"

2009-05-22

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2009-05-22

"Servono più poteri per l'esecutivo". fini: "parlamento interlocutore ineludibile"

Berlusconi: giudici estremisti di sinistra

Il premier all'assemblea di Confindustria torna a parlare del caso Mills. L'Anm: "Distrugge il confronto democratico"

Silvio Berlusconi durante l'intervento all'assemblea di Confindustria

Silvio Berlusconi durante l'intervento all'assemblea di Confindustria

MILANO - La sentenza sul caso Mills è "una cosa scandalosa" perché "la realtà è esattamente il contrario di quello che questi giudici hanno scritto, perché si tratta di giudici che sono degli estremisti di sinistra". Doveva essere solo un intervento di saluto, quello di Silvio Berlusconi all'assemblea annuale di Confindustria. Invece si è trasformato in un'arringa contro i magistrati e in un lungo elenco di cose fatte e da fare, con un pizzico di propaganda elettorale in vista delle Europee sul perché sia importante "avere un Pdl forte che sia la prima forza all'interno del Ppe".

GIUSTIZIA E CASO MILLS - In un passaggio del suo intervento a braccio, il premier ha parlato delle sue vicende personali e ha spiegato che il suo governo porterà avanti comunque la riforma della giustizia, con la separazione tra le funzioni tra chi giudica e chi rappresenta l'accusa. Perché "Berlusconi ha le spalle larghe e più lo attaccano più ne esce rafforzato", ma qualunque altro cittadino potrebbe non potersi difendere adeguatamente con l'attuale sistema. Dal palco del Parco della Musica, il leader del centrodestra ha dato la propria ricostruzione della vicenda per cui è imputato di corruzione: "Il signor avvocato Mills, che io non ho mai conosciuto, riceve per le prestazioni da un armatore italiano una parcella da 600mila dollari, così per non pagare tasse dice che è una donazione. E quando viene messo sotto pressione e gli si chiede da dove arrivi quel denaro, decide di chiamare in causa un dirigente Fininvest morto... Poi si accorge di quello che ha fatto e finalmente dice la verità". Per Berlusconi a quella sentenza non si doveva neppure arrivare, perché si riferiva tra l'altro a fatti che avrebbero dovuto essere già prescritti". E quanto alle critiche ai giudici, ha sottolineato, "sarebbe assurdo non poter esprimere un'opinione". Soprattutto se queste riguardano la loro non obiettività legata a ragioni politiche (uno dei motivi per cui era stata chiesta dai suoi avvocati la ricusazione di Valentina Gandus). E per spiegarlo nulla di meglio di un paragone calcistico: "Sarebbe come se fosse chiamato Mourinho ad arbitrare una partita Milan-Inter".

ANM: "DISTRUGGE CONFRONTO DEMOCRATICO" - Il nuovo attacco rinfocola lo scontro con l'Anm, che ha già definito "inaccettabili le invettive contro i giudici". "Tutti coloro che hanno a cuore le regole della convivenza democratica e il principio di separazione dei poteri dovrebbero intervenire per fermare questo metodo distruttivo del confronto democratico - commenta duramente il segretario dell'Associazione nazionale magistrati Giuseppe Cascini -. Purtroppo registriamo un crescendo di toni e di invettive che non vorremmo mai ascoltare da chi ha responsabilità di governo. Questo non è un problema dei magistrati, è un problema dei cittadini e del Paese". Il presidente dell'Anm, Luca Palamara chiede, "rispetto" per i singoli magistrati e l'intera istituzione giudiziaria, "nel corretto e reciproco equilibrio tra i poteri dello Stato", e avverte: "La magistratura non vuole essere trascinata su un terreno di contrapposizione che non le appartiene, il clima di scontro fa male al Paese, ai cittadini e mina la fiducia nell'intera istituzione giudiziaria" (ascolta l'audio).

LA "CANZONE DEL PESSIMISMO" - Berlusconi ha parlato anche della situazione economica italiana e internazionale, evidenziando come sia "certamente importante la componente psicologica di questa crisi e ho fatto bene a cercare di infondere sempre ottimismo" perché "la fiducia è un fattore cruciale per uscire dalla crisi". Il premier ha citato il caso dei dipendenti pubblici, che non sono assolutamente toccati dalla crisi perché non rischiano licenziamenti e non hanno avuto riduzioni di stipendio. Eppure anche loro, ha raccontato, in un recente sondaggio si sono mostrati senza alcun motivo meno propensi rispetto al passato ad effettuare acquisti, ad esempio il cambio di un'auto. La colpa? La percezione negativa che verrebbe fornita, a suo dire, dai media e dai suoi oppositori. "Bisogna cercare di allontanare questa paura - ha detto Berlusconi - e sono addolorato quando giornali, tv e opposizione cantano la canzone del pessimismo e del catastrofismo".

"INVESTIRE SU TURISMO E SANITÀ" - Quanto al rilancio dell'economia, il premier ha parlato della necessità di investire nei mercati emergenti e nell'offerta turistica, ricordando che la recente promozione di Michela Vittoria Brambilla da sottosegretario a ministro va proprio in questa direzione, e nel campo della sanità, un settore dove vi sarà una richiesta di servizi sempre maggiore. Nel corso del suo intervento, Emma Marcegaglia aveva invece sottolineato che c'è bisogno di fare avanzare i cantieri e che al di là di molti annunci non c'è stato nei documenti ufficiali del governo un incremento degli investimenti in questo settore. Berlusconi ha poi detto che dal 2010 saranno avviati i progetti per le "new town" nei capoluoghi di provincia, uno degli interventi previsti per il rilancio dell'edilizia.

"IL PREMIER NON HA POTERI" - La presidente di Confindustria lo aveva anche esortato a sfruttare il proprio consenso per effettuare le riforme urgenti dell'assetto istituzionale. Berlusconi si è detto d'accordo, anche perché - ha spiegato - oggi il presidente del Consiglio conta poco, "comprensibilmente dopo il fascismo hanno privilegiato il Parlamento, tutti i poteri ce li ha il Parlamento, che però è pletorico" e sarebbe pure opportuno ridurre il numero dei parlamentari, "ne basterebbero un centinaio, come nel Congresso americano". Ma su quest'ultimo aspetto, il premier non ha preso un impegno in prima persona: "Bisognerà passare per forza per una legge di iniziativa popolare, altrimenti sarebbe come chiedere ai capponi (nella fattispecie i parlamentari che perderebbero il posto, ndr) di votare per anticipare il Natale". Un tema su cui è intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini, aprendo a Montecitorio i lavori di un seminario sul ruolo del Parlamento nella transizione verso il federalismo fiscale. "L'iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell'inevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi - ha detto Fini -. Quando riesce a operare attraverso procedure aperte, è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato". Più tardi Fini è tornato sul tema: "L'Assemblea di Montecitorio può essere giudicata, con i suoi 630 membri, pletorica, ma certo non può essere definita né inutile né controproducente". Secondo il presidente della Camera, sarebbe "inaccettabile la privazione del Parlamento, in quanto espressione della sovranità popolare, delle sue essenziali funzioni di indirizzo generale, di controllo dell'operato del Governo, di esercizio del potere legislativo".

IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE - Il capo del governo ha anche rivendicato la primogenitura dell'idea di un intervento dello Stato per il salvataggio delle banche: "Non era così scontato, perché all'inizio, a ottobre, altri Paesi erano scettici e hanno assistito inermi alla caduta di alcuni grandi gruppi bancari".

LA BATTUTA SULLA "VELINA" - All'inizio del suo intervento, Berlusconi non aveva rinunciato anche ad una battuta all'indirizzo di Emma Marcegaglia: "Ieri sera la presidente di Confindustria è venuta a trovarmi a Palazzo Chigi e un commesso mi ha detto: "C'è di là una velina". Era la presidente, era in gran forma, elegante, tutta vaporosa perchè aveva una cena: sembrava volasse sui tappeti di Palazzo Chigi".

21 maggio 2009

 

 

 

 

 

Il retroscena: Anche Letta preoccupato

Il premier e la sindrome dell’"anatra zoppa": disegno contro di me

ROMA — Il sorriso negli ultimi tem­pi Berlusconi lo indossa solo nelle occa­sioni pubbliche, e anche in quei casi la maschera a volte cede. D’altronde non è facile celare l’inquietudine per chi si sen­te "vittima di un disegno costruito a ta­volino " che ha l’obiettivo di indebolirlo, fiaccarlo e infine isolarlo, per trasformar­lo in un’anatra zoppa, in un leader cioè senza più leadership, in un premier sen­za più potere, in attesa di essere sostitui­to. È un’ossessione che non lo lascia più, anzi che è proprio il Cavaliere ad ali­mentare giorno dopo giorno, andando alla ricerca di riscontri che convalidino la tesi.

Perché è vero che nel Palazzo e nelle ur­ne non c’è al momento la possibilità di scalfire la sua forza: non ci sono i numeri in Parlamento per un ribaltone, nè c’è un’opposizione in grado di rimontarlo nei consensi, "e siccome non riescono a colpirmi politicamente, stanno tentando altre strade". Il punto è che il suo tallone è ben in mostra, le vicissitudini personali hanno allargato l’area del bersaglio. Lo de­scrivono "assai irrequieto e angosciato", convinto com’è che "siamo solo ai preli­minari ": il colpo semmai — ecco il moti­vo del suo stato d’animo — lo attende do­po le elezioni, a ridosso del G8.

In questa sindrome che lo attanaglia, Berlusconi intravede una sinistra coinci­denza a sostegno delle sue congetture: nel ’94, al vertice di Napoli, fu l’avviso di garanzia del pool di Mani Pulite a desta­bilizzarlo; stavolta — siccome nemme­no il caso Mills sembra produrre quegli effetti — teme ci proveranno "con la spazzatura". Se accadesse, sarebbe un terremoto. Raccontano che finora il pre­mier non sarebbe riuscito a capire da do­ve stia arrivando l’attacco: scartata l’ipo­tesi dell’opposizione e dei giornali, "ter­minali " a suo dire del disegno, lascia aperta la pista della magistratura, della finanza italiana e persino di lobby inter­nazionali.

Ancora ieri — dopo l’ennesima offen­siva contro il "Parlamento pletorico" e le "toghe rosse" — ha confidato di non aver paura di manovre di Palazzo: "Il pro­blema non sono Fini o Casini, figurarsi, ma certi poteri. Non vorrei stessero di nuovo pensando a mettersi in proprio". Non è un caso se nei giorni scorsi Gianni Letta si è mosso con riservatezza e caute­la nei panni dell’ambasciatore: ha avuto colloqui con Carlo De Benedetti, editore del gruppo Repubblica-L’Espresso, e con importanti banchieri. E non è un ca­so se ieri a Confindustria si è avvertito il gelo del premier con pezzi del gotha im­prenditoriale, se De Benedetti ha stretto le mani di (quasi) tutti i ministri senza mai incrociare il Cavaliere.

Difficile capire se Letta coltivi la stes­sa sindrome, di certo è preoccupato, per­ché convinto che "la campagna di ag­gressione ", unita alla campagna mediati­ca, non si arresterà. Di più. Teme che sta­volta non sarà come ai tempi del "caso Saccà", quando da un’inchiesta della Procura di Napoli emersero le intercetta­zioni tra il dirigente Rai e il premier su alcune attrici. "Stavolta il tentativo per colpire Berlusconi sarebbe stato perfe­zionato, costruito meglio", sussurra un autorevole ministro. E non è facile spie­gare al Cavaliere che non può andare in pizzeria come uno qualunque o mostrar­si disponibile con chiunque. Nei giorni in cui tutto ebbe inizio, Berlusconi urlò ad alcuni suoi consiglieri: "Non sono te­nuto a dirvi sempre dove vado e cosa faccio. Non faccio nulla di male nella mia vita".

Ma è proprio lì che l’opposizione si prepara a mirare. Finora il Pd ha tenuto separato lo scontro politico dalle faccen­de private del premier, ma ora i Demo­cratici stanno raccogliendo le firme alla Camera per un’interpellanza urgente al Cavaliere, perché risponda "direttamen­te " ad alcune domande: "Quando e co­me ha conosciuto Benedetto Letizia"? "Qual è la natura dei rapporti con lui"? "Conosce le copiose proprietà immobi­liari della famiglia Letizia"? "Qual è la natura dei rapporti con Noemi che cono­sce da quando era minorenne"? "Dopo quanto affermato da Veronica Lario, ci sono altre minorenni che incontra o 'al­leva' "? E "quali sono le sue condizioni di salute". Tutto ciò — è scritto nel te­sto — per fare "chiarezza" su una vicen­da che "rischia di danneggiare l’Italia e le sue Istituzioni a livello internaziona­le ", anche perché siamo "alla vigilia del G8"...

Francesco Verderami

22 maggio 2009

 

 

 

 

 

berlusconi e opposizione

Il crinale scivoloso del muro contro muro

Il premier parla non alle istituzioni ma al Paese e sembra volere un affondo che radicalizza i consensi

Il caso Mills sta proiettando le sue ombre velenose su tutte le cariche dello Stato. La condanna per corruzione dell’avvocato inglese a Milano ha riaperto un conflitto violento fra il capo del governo e la magistratura. Ma il fronte si sta allargando. Ieri, davanti alla Confindustria, l’attacco di Silvio Berlusconi ai giudici "estremisti" è stato rimpinguato da nuove critiche contro un Parlamento "pletorico, dannoso e inutile". Ha fatto riaffiorare la frustrazione per i limiti imposti dalla Costituzione al potere del presidente del Consiglio: un tema che già in passato ha messo in tensione i rapporti istituzionali.

E sullo sfondo, come un dettaglio incongruo, rimangono le vicende private del premier. Si tratta di una miscela tossica, che Berlusconi cerca di scansare ed esorcizzare. Eppure, finisce per usarla e subirla, comunicando un’immagine aggressiva e insieme nervosa. Probabilmente è un atteggiamento che non avrà grandi conseguenze sul piano elettorale. Semina tuttavia briciole indigeste nei rapporti coi vertici del Parlamento. Può rafforzare in una magistratura già sulla difensiva i settori più ostili al berlusconismo. E consente agli avversari di additare come uno scandalo il "lodo Alfano" che esclude dai processi i vertici istituzionali. Il risultato è che le polemiche investono palazzo Chigi; ma la loro eco si irradia su chiunque non appaia abbastanza nemico del premier.

È significativo che ieri il Quirinale abbia deciso di diramare una precisazione contro le domande-accuse rivolte in modo provocatorio dal comico Beppe Grillo al capo dello Stato, Giorgio Napolitano; e proprio sul lodo Alfano. Il solo fatto che il presidente della Repubblica abbia firmato quella legge proposta dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per i "blog" girotondini è uno scandalo. E si può essere sicuri che non cambieranno idea di fronte alla spiegazione ineccepibile ribadita dal Quirinale: e cioè che Napolitano ha firmato il "lodo" perché la legge rispondeva alle condizioni chieste dalla Corte Costituzionale nel 2004, unico suo "punto di riferimento".

Per paradosso, quella Costituzione che Berlusconi è accusato di deformare e stravolgere, appare un ingombro anche ai suoi avversari nel momento in cui il capo dello Stato la addita come bussola neutrale, oggettiva. Davanti ad un premier raffigurato nei panni del dittatore, l’opposizione si compatta e tende a saldarsi con le sue frange più radicali. E mal sopporta i tentativi di non esacerbare lo scontro: anche quando vengono da un garante come il presidente della Repubblica. Eppure, Napolitano non polemizza con palazzo Chigi ma non condivide affatto l’attacco al Parlamento. Lo conferma la difesa che ne fa Gianfranco Fini, da tempo in sintonia istituzionale col Quirinale e in disaccordo con Berlusconi.

Ma è un crinale sottile e scivoloso da percorrere, di fronte ad un’offensiva così virulenta. Il presidente del Consiglio parla non alle istituzioni ma al Paese; e sembra volere un affondo che radicalizza le scelte ed i consensi. Il centrosinistra accetta la sfida, quasi sollevato nel vedere che Berlusconi si presta alla descrizione inquietante dell’opposizione. Per condannare l’attacco al Parlamento rispunta anche l’ex premier Romano Prodi. Si tratta di un muro contro muro che apparentemente fa comodo ad entrambi, in vista delle elezioni. Alla fine, tuttavia, si potrebbe scoprire che questo schema era truccato; e che almeno uno dei due contendenti ha inseguito un’immagine ingannevole del Paese.

Massimo Franco

22 maggio 2009

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2008-05-22

Intervento del presidente del Consiglio all'assemblea di Confindustria

"Camere pletoriche, serve una legge di iniziativa popolare''

Berlusconi contro i giudici "estremisti"

Anm: "A rischio la democrazia"

Il Cavaliere: "Adesso riformerò il Parlamento"

Berlusconi contro i giudici "estremisti" Anm: "A rischio la democrazia"

Berlusconi mima le manette

all'Assemblea di Confindustria

*

Multimedia

* IL TRUCCO NASCOSTO

 

ROMA - Mettere le mani sulla giustizia e sul Parlamento. Silvio Berlusconi, davanti alla platea di Confindustria, lancia una doppia sfida. Contro i giudici "estremisti di sinistra" e per riformare, con un Ddl, un Parlamento "pletorico e controproducente". E il nuovo affondo provoca la dura reazione dell'Anm che accusa il premier di usare metodi "che distruggono la democrazia".

Giustizia. "La giustizia penale e' una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino". Berlusconi, davanti alla platea di Confinfustria, torna ad attaccare i giudici dopo la vicenda Mills. "I giudici hanno deciso il contrario della verità, perchè sono estremisti di sinistra - dice il premier - E' come se Mourinho (l'allenatore dell'Inter) arbitrasse Milan Inter". Ed ancora: "Basta con un Csm dove i giudici si assolvono sempre. Non ci fermeremo fino a quando non sarà separato l'ordine dei magistrati dall'ordine degli accusatori". Si dice "esacerbato" il premier. Lui che, dopo il lodo Alfano, dai giudici non può più essere sfiorato. "Ho le spalle larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con questa situazione paga un prezzo troppo alto" scandisce dal palco.

Anm: "Questo metodi distruggono la democrazia". "Tutti coloro che hanno a cuore le regole della convivenza democratica e il principio di separazione dei poteri, dovrebbero intervenire per fermare questo metodo distruttivo del confronto democratico". Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini commenta con durezza il nuovo attacco di Berlusconi contro i "giudici estremisti di sinistra". "Registriamo un crescendo di toni e di invettive che non vorremmo mai ascoltare da chi ha responsabilità di governo. Questo non è un problema dei magistrati, è un problema dei cittadini e del Paese" dice Cascini. Che trova al suo fianco il presidente Luca Palamara, che parla di "clima di scontro fa male al Paese".

Ddl per dare poteri al premier. "Avete un governo che per la prima volta è retto da un imprenditore e da una squadra di ministri che sembrano membri di un Cda per la loro efficienza. Dobbiamo però fare i conti con una legislazione da ammodernare perchè il premier non ha praticamente nessun potere e dovremo arrivare ad un ddl di iniziativa popolare perchè non si può chiedere ai capponi e ai tacchini di anticipare il Natale". Berlusconi, ribadisce, davanti alla platea di Confindustria, la necessità di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio. Che "non ha nessun potere perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier". Ogg, invece, insiste il premier "quando si votano centinaia di emendamenti nessuno sa che cosa si stia votando. Come si vota? si guarda il capogruppo che indica con il pollice se si vota così. Diranno che offendo il Parlamento, ma questa è la pura realtà".

(21 maggio 2009)

 

 

 

IL COMMENTO

Frottole e calunnie

di GIUSEPPE D'AVANZO

Frottole e calunnie

Silvio Berlusconi, pur in questo momento difficile della sua avventura politica, dovrebbe trovare un maggior controllo per riconciliarsi con una realtà che, nei suoi monologanti flussi verbali, diventa ogni ora di più leggenda, fiaba, sceneggiatura da scrivere e riscrivere secondo l'urgenza del momento. Il premier deve fare questa fatica, se ne è in grado, nel rispetto soprattutto di chi lo ascolta (e anche di se stesso).

Da giorni, il premier urla a gola piena e in qualsiasi occasione propizia contro Nicoletta Gandus, presidente del collegio che ha condannato David Mills testimone corrotto dal premier. Berlusconi con ostinazione ne vuole screditare la credibilità, la reputazione, l'imparzialità e umiliandola, senza un contraddittorio, pensa di salvare la faccia dinanzi al mondo; di cancellare con la sola forza della sua voce onnipotente e delle sue frottole indiscutibili (e mai discusse dai media) l'illegalità che il processo Mills ha ricostruito e la serena indipendenza che ha ispirato il giudizio. Il premier, da anni e da tre giorni tutti i giorni, dipinge quel giudice come "un nemico politico", come "un avversario in tutti i campi", come "un'estremista". I suoi avvocati sono giunti a rimproverare a Nicoletta Gandus "attacchi e insulti contro il premier". Quali?

L'aver firmato un appello di "condanna della politica di repressione violenta e di blocco economico messa in atto dal governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese" senza dire che la Gandus è ebrea e quell'appello era firmato da ebrei e "in nome del popolo ebreo". Il capo del governo sostiene che quel giudice "ha dimostrato avversione nei suoi confronti". La prova? La Gandus ha firmato un appello contro la legge sulla fecondazione assistita o, con centinaia di giuristi e accademici, un appello alla politica - a tutta la politica - per riequilibrare leggi che avrebbero distrutto "il sistema giudiziario e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi", come poi è stato. Da quell'appello vengono maliziosamente estratte, a proposito della legge berlusconiana che modifica i tempi della prescrizione (la "Cirielli"), due sole parole, "obbrobrio devastante". Le due parole sono gettate sul viso della Gandus come se fossero state dette o scritte da lei e non dal presidente della Corte di Cassazione, Nicola Marvulli.

Nel corso del tempo, Berlusconi si è spinto fino alla calunnia. Al devoto Augusto Minzolini, neodirettore del Tg1, riferisce di avere un asso nella manica per dimostrare la faziosità di quel giudice. "Ho un testimone che ha ascoltato una conversazione tra il presidente del Tribunale Nicoletta Gandus, e un altro magistrato. La Gandus ha detto questa frase al suo interlocutore. "A questo str... di Berlusconi gli facciamo un c... così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio vedere fare il presidente del Consiglio"" (la Stampa, 18.06.08). Dov'è finito questo testimone? Perché non ha mai raccontato in pubblico e a un altro giudice la volontà pregiudiziale della Gandus? Di questo testimone non si è avuta più notizia né nelle carte della ricusazione presentata dai legali del capo del governo né, dopo un anno, ora che Berlusconi è ripartito lancia in resta contro la magistratura.

Quel testimone non è mai esistito, quella conversazione non c'è mai stata. Berlusconi ha inventato l'una e l'altra di sana pianta calunniando il giudice milanese, mentendo a tutti coloro che lo hanno ascoltato e magari lo hanno preso sul serio.

La Gandus accoglie da anni in silenzio gli insulti del capo del governo, ascolta imperturbabile le frottole che sparge sul suo conto. Fa bene a tacere. Berlusconi chiede soltanto la rissa per superare le curve che lo stanno screditando (o rivelando). Il premier ci va a nozze nel discorso pubblico che si fa nebbia e rissa. Ne ricava la radicalizzazione del suo consenso, e questo è l'unica cosa che gli serve e vuole. E tuttavia, anche per Berlusconi, ci deve essere un limite alla manipolazione della realtà e proporgli quel limite, la necessaria coerenza delle sue parole alle cose, ai fatti, alla storia delle persone, deve essere fatica quotidiana di chi lo ascolta. Può continuare, il premier, a ripetere senza che alcuno lo interrompa di non aver mai conosciuto David Mills nonostante l'avvocato inglese abbia detto e scritto di averlo incontrato, per lo meno, in due occasioni? Quando Berlusconi verrà a spiegarci che la seconda guerra mondiale è scoppiata perché un dissennato Belgio ha invaso il distratto Terzo Reich? O che il Sole gira intorno alla Terra immobile? Può credere il premier di essere sempre nella poltrona bianca di Porta a Porta?

(22 maggio 2009)

 

 

 

 

 

 

 

E l'imprenditore applaude

di MASSIMO GIANNINI

E l'imprenditore applaude

IL COMMENTO

Il microfono di un'associazione economica trasfigurato nel megafono di un comizio politico. Un importante appuntamento istituzionale svilito a "pronunciamento" sommario. Contro i giudici, "estremisti di sinistra" e "vera patologia della nostra democrazia". Contro il Parlamento, organo "pletorico, inutile e controproducente". Anche a questa torsione "rivoluzionaria" ci è toccato assistere, nei giorni più cupi e livorosi della deriva vagamente caudillista di Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio si è presentato agli imprenditori non per spiegare quello che lui può fare per risolvere i loro problemi: contrastare la recessione, rilanciare la domanda, finanziare gli investimenti. Ma per annunciare quello che magistrati e parlamentari dovrebbero fare per risolvere i suoi problemi: obbedire, tacere, sparire.

"Non ci fermeremo fino a quando non avremo diviso l'ordine dei giudicanti dall'ordine degli accusatori", annuncia il Cavaliere. "Alla Camera si sta tutto il giorno senza far niente, con le mani nella scatola del voto, a obbedire agli ordini del capogruppo", aggiunge.

Ed è deprimente, oltre al fatto in sé, che di fronte a queste iraconde tirate populiste sia costretto a intervenire il Quirinale, per ricordare che sul Lodo Alfano l'unico "dominus" è la Consulta, e si trovino a protestare solo il sindacato delle toghe e il presidente della Camera Fini. La platea degli industriali, viceversa, non reagisce, non obietta. Non prende le distanze da un "collega" che, in base a una sentenza di primo grado, è stato giudicato colpevole per aver corrotto un teste in processi per falso in bilancio, fondi neri, evasione fiscale. Comportamenti che chiunque viva in azienda non può non biasimare, perché negano il mercato e alterano la concorrenza.

Anzi, di fronte a tutto questo accade l'impensabile: invece di mostrare insofferenza verso un primo ministro che urla la sua violenta requisitoria in un Auditorium invece di riferire in Parlamento come la Costituzione gli imporrebbe, proprio quella platea si scioglie in applausi. Metà complici, metà quiescenti. Così, in quell'abbraccio finale solo lievemente imbarazzato con Emma Marcegaglia, il premier vede realizzata la più estrema e innaturale delle metamorfosi: anche la Confindustria è trasformata in una "provincia" dell'Impero delle Libertà. E anche la sua leader, in base alla collaudata e malintesa idea di "galanteria" dell'Imperatore, può essere annoverata scherzosamente (ma scandalosamente) nella già folta schiera delle "veline".

Ed è poi questo, al fondo, l'altro "scandalo" di questa assemblea annuale. L'"Anschluss" berlusconiano della Confindustria, che la dice lunga sull'etica della responsabilità dell'establishment e il civismo della cosiddetta "borghesia produttiva", avviene malgrado una relazione della Marcegaglia non proprio tenera nei confronti del governo. Nella fotografia nitida e niente affatto edulcorata della crisi economica vissuta dall'Italia, che nessuna pennellata di vacuo ottimismo di regime può offuscare. Nell'indicazione dei tanti punti di debolezza del Sistema-Paese, che i piani faraonici annunciati e riannunciati da questo o quel ministro non possono eliminare. Nella denuncia delle tante liberalizzazioni scomparse dall'agenda, che nessuna promessa pre-elettorale può far ricomparire. Nel riconoscimento della "coesione sociale" e del ruolo della Cgil, che troppi fermenti ideologici tardo-craxiani hanno disconosciuto attraverso la pratica dissennata degli accordi separati. Persino nell'esaltazione della "società multietnica come valore", che nessun vaneggiamento xenofobo neo-leghista può cancellare, per chi facendo impresa al Nord si trova ogni giorno fianco a fianco, in fabbrica, con i lavoratori extra-comunitari.

Certo, la Marcegaglia è troppo generosa sulla strumentazione di sussidio ai disoccupati messa in campo dall'esecutivo, e non dice che 2 lavoratori su 5, nel nostro sistema di ammortizzatori sociali, resta tuttora senza garanzie. E troppo clemente sullo stato dei conti pubblici, riconoscendo a Tremonti una "barra del timone dritta" proprio mentre il Paese sta gravemente perdendo la rotta sul deficit, il debito pubblico e l'avanzo primario.

E fin troppo entusiasta del "coraggio" di Brunetta, di cui per ora c'è più traccia sulla carta intestata del dicastero che non nell'efficienza della Pubblica Amministrazione. Ma in quell'appello finale, rivolto direttamente al presidente del Consiglio, ci sarebbe anche una teorica sfida: "Lei che ha un mandato forte e un consenso straordinario, li usi per fare le vere riforme di cui questo Paese ha urgente bisogno". Non li usi invece per sfasciare le istituzioni, per scardinare i poteri dello Stato, per blindare la sua avventura politica in una dimensione neanche più "post", ma ormai, temiamo, quasi "extra" democratica. Sarebbe stato bello se la sfida della Marcegaglia avesse abbracciato anche questa seconda parte di ragionamento. Purtoppo si è fermata alla prima parte. E anche questo, purtroppo, è un prezzo pagato all'"annessione" berlusconiana.

(m. giannini@repubblica.it)

(22 maggio 2009)

 

L'UNITA'

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2009-05-22

Berlusconi: "Parlamento dannoso e inutile"

"Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa è la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducente". È un passaggio dell'intervento del premier Silvio Berlusconi all'assemblea di Confindustria nel quale il presidente del Consiglio ha sottolineato come le modalità di voto spingano i molti parlamentare a seguire le indicazioni di voto dei capigruppo.

"Avete un governo che per la prima volta è retto da un imprenditore e da una squadra di ministri che sembrano membri di un Cda per la loro efficienza. Dobbiamo però fare i conti con una legislazione da ammodernare perchè il premier non ha praticamente

nessun potere e dovremo arrivare ad un ddl di iniziativa popolare perchè non si può chiedere ai capponi e ai tacchini di anticipare il Natale". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ribadisce, davanti alla platea di Confindustria, la necessità di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio. "Il presidente del Consiglio - aggiunge Berlusconi - non ha nessun potere perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier".

Poi l'affondo sulla giustizia: "La giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino". A questo passaggio la platea ha applaudito. "È come se Mourinho fosse l'arbitro di una partita Milan-Inter".

"Metteremo tutto il nostro impegno nella riforma della giustizia penale e non ci fermeremo fino alla divisione delle carriere", ha annunciato il premier, attaccando "certa" magistratura e affermando la sua determinazione a fare la riforma della giustizia "nell'interesse dei cittadini italiani". "Io sono esacerbato e voglio dichiarare pubblicamente la mia indignazione. Io ne sono fuori - spiega - perchè abbiamo il lodo Alfano che sposta la prescrizione e poi ho le spalle larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con questa situazione paga un prezzo troppo alto".

"Rispetto" per i singoli magistrati e l'intera istituzione giudiziaria. È quello che chiede l'Associazione nazionale magistrati al presidente del Consiglio, dopo le ultime esternazioni sulle toghe. "La magistratura non vuole essere trascinata su un terreno di contrapposizione che non le appartiene" dice il presidente Luca Palamara, che avverte che "il clima di scontro fa male al Paese".

Mentre tocca a Fini intervenire per difendere il ruolo del Parlamento. "Quando riesce ad operare attraverso procedure "aperte" è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato ed impegnato", replica il presidente della Camera, aprendo a Montecitorio i lavori di un seminario proprio sul Ruolo del Parlamento nella transizione verso il federalismo fiscale: "L'iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell'inevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi".

"Ormai sembra chiaro che si crede Napoleone. Il problema è che non è un signore di passaggio, ma il presidente del Consiglio, quindi sarebbe prudente non ridere". Così il segretario del Pd, Dario Franceschini, commenta l'intervento di oggi del premier Silvio Berlusconi all'assemblea di Confindustria.

21 maggio 2009

 

 

 

Debora Serracchiani: "Il Pd deve chiedere l'impeachment"

di ma.ge.

Sulle conseguenze della sentenza Mills, come su molte altre cose, è tranchant nella video-intervista de l'Unità. "Penso che il presidente del consiglio dovrebbe dimettersi e che il Pd dovrebbe chiedere l'impeachment".

Grata a Franceschini che ha creduto in lei. E però "diversa" dal Pd che l'ha scelta per farsi rappresentare alle europee nella lista Nord Est. Debora Serracchiani si sente così. Trentotto anni, avvocato del lavoro e segretaria cittadina del Pd a Udine, fino al 21 marzo scorso, non la conosceva nessuno. Poi è nata una stella.

All’assemblea nazionale dei circoli Pd, Debora, applauditissima, le ha cantate al segretario e ai vertici del partito. Il resto l’ha fatto la rete: migliaia di persone in poche ore si sono scaricate il video del suo intervento, su Facebook, che fino a due mesi fa Debora non sapeva nemmeno cosa fosse, è arrivata ad avere 8768 sostenitori.

Al mattino non pensa a quello che deve indossare. Il look non le interessa. Anche se la frangetta l’ha fatta litigare con il parrucchiere: "Alla fine me la sono tagliata da sola". Qualcuno, un po' per la somiglianza fisica con l'attrice francese un po' per la favola che diventa realtà, l’ha definita l'Amélie Poulain della politica. "Io veramente mi sento Debora Serracchiani, candidata del Pd alle europee", risponde lei, convita che in Europa potrà fare molto. E se non verrà eletta?

"Proverò a cambiare il Pd dall’interno, il partito che voglio io ancora non esiste". Quello che c'è, comunque - assicura Debora Serracchiani - ancora non l'ha piegata. Qualche suo fan la vedrebbe già candidata alla segreteria del Pd. Ecco Debora Serracchiani cosa risponde.

19 maggio 2009

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-05-22

Berlusconi: "Le rivoluzioni sono più facili delle riforme"

di Nicoletta Cottone

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21 maggio 2009

"Dai nostri archivi"

Calderoli al Premier: "Così non aiuti a fare le riforme"

Berlusconi nel libro di Vespa: "La Gandus? Nemico dichiarato"

Brown: la moglie di Mills resta al suo posto di ministro

Berlusconi: "La riforma della giustizia si farà, anche da soli"

Mills, la Cassazione respinge il ricorso di Berlusconi contro il giudice Gandus

Le rivoluzioni sono più facili delle riforme. "Emma ci ha invitato ad utilizzare la maggioranza per fare le riforme. Io, che mi sono sempre sentito un rivoluzionario, ritengo che le rivoluzioni sono più facili delle riforme". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando alla platea di Confindustria spiega le difficoltà del Governo a fare le riforme utili a modernizzare il paese.

La burocrazia si oppone a tutto. "Noi incontriamo - sostiene Berlusconi - difficoltà infinite con la burocrazia che si oppone a tutto". Nel suo discorso il premier ha evidenziato il turismo e la sanità come due settori trainanti per l'economia e sulle quali il Governo vuole puntare "perché per noi l'11% del Pil dal turismo è insufficiente visto le ricchezze che abbiamo nel nostro paese e per quanto riguarda la sanità l'Onu ha stimato che nei prossimi anni la spesa per la sanità aumenterà del 50 per cento".

Troppi deputati, ne basterebbero 100. "Il presidente del Consiglio non ha nessuno potere, perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e tutto il potere è stato dato al Parlamento che è pletorico: sono 630 deputati, ne basterebbero 100 come il Congresso americano". Ma per una riforma di questo tipo, ha aggiunto, "servirebbe un disegno di legge di iniziativa popolare perchè non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale".

Il piano casa contribuirà a mettere in circolo molte risorse. "Abbiamo dei dati per cui il 30% delle famiglie che vivono in case mono o bi-familiari hanno espresso l'intenzione di ampliare la loro abitazione", ha detto il presidente del Consiglio. Il premier ha ribadito che il piano casa "contribuirà a mettere i circolo molte risorse". Partirá dal 2010 il grande piano per la vendita agevolata di appartamenti alle giovani coppie. "Siamo consapevoli della difficoltá dei giovani di trovare una casa visto il costo delle locazioni. È per questo che dal 2010 partirá un grande piano con cui individuare, in ciascun capoluogo di provincia nuovi quartieri e offrire ai giovani appartamenti le cui rate del mutuo saranno pari o inferiori alla media degli affitti di ciascun capoluogo".

Caso Mills, criticare i giudici è un diritto dei cittadini. Tornando sul caso Mills, a chiusura dell'intervento Berlusconi in un duro sfogo ha detto che "la giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino". Poi ha detto che è stata "una sentenza scandalosa che è esattamente il contrario della verità" scritta da "giudici estremisti di sinistra". La sentenza del caso Mills, ha detto il premier, "é una cosa scandalosa perché dice esattamente il contrario della verità. La realtà é esattamente il contrario di quello che questi giudici hanno scritto perché si tratta di giudici che sono degli estremisti di sinistra. E queste sono cose che non si possono non dire".

Impegno per la riforma della giustizia penale. "C'è tutto il mio impegno ad andare avanti con la riforma della giustizia penale. Non ci fermeremo, fino a quando avremo diviso l'ordine del magistrati dall'ordine degli accusatori". Il Cavaliere non ha dubbi "gli accusatori, quando andranno a parlare con il magistrato giudicante, dovranno farlo esattamente come lo fa l'avvocato della difesa, cioè telefonando, fissando un appuntamento, bussando a una porta, entrando con il cappello in mano e dandogli del lei. Fino a quando non ci sará questa situazione in Italia, nessun cittadino italiano sará sicuro di poter avere un giusto processo se accusato di un reato da parte di un pubblico ministero".

Le banche facciano il proprio mestiere. "Le banche continuino a fare le banche, a fare il loro mestiere, e a sostenere chi rischia, chi intraprende, chi consuma". Berlusconi ha rinnovato l'appello agli istituti di credito rivendicando il fatto che il governo italiano sia stato "il primo a dare il via al salvataggio delle banche. Un fatto che non era pacifico".

Solo i coraggiosi vincono. Parlando della crisi il premier ha detto che "la situazione è difficile, ma nei momenti difficili i veri imprenditori aumentano le loro quote di mercato. Solo chi ha coraggio vince, mentre chi ha paura perde".

Ho fatto bene a cercare di diffondere fiducia. "Ho fatto bene, abbiamo fatto bene a cercare di diffondere fiducia in questo periodo di grave crisi". Il premier ha detto poi che "nessuno può non immaginare che sia una crisi pesante, ma è certamente importante la componente psicologica".

21 maggio 2009

 

 

 

Berlusconi, Marcegaglia come una velina. La replica: "Sono un leader serio e concreto"

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21 maggio 2009

"Dai nostri archivi"

Calderoli al Premier: "Così non aiuti a fare le riforme"

Fini: "La Camera non è inutile, né controproducente"

Berlusconi va avanti: "Farò campagna con le veline"

Berlusconi: "Franceschini è un catto-comunista"

IL PUNTO / Il discorso contro tutti che il premier voleva fare alle Camere

"Ieri sera la presidente di Confindustria è venuta a trovarmi a Palazzo Chigi e un commesso mi ha detto: "C'è di là una velina". Era la nostra presidente, in grandissima forma, elegantissima (applauso, ndr.) perché stava andando a una cena. È entrata da me tutta vaporosa e sembrava che galleggiasse sui tappeti di Palazzo Chigi". Con questa battuta il premier Silvio Berlusconi ha cominciato il suo intervento all'assemblea annuale di Confindustria dopo il discorso di Emma Marcegaglia. Il premier poi ha proseguito e ha detto, tra le altre cose, di "condividere tutto" quanto detto dalla Marcegaglia.

Ma la battuta non è piaciuta al primo presidente donna degli industriali italiani che ha risposto nel pomeriggio in un'altra occasione ufficiale, il congresso della Cisl, sempre a Roma.

"Stamattina - ha detto Marcegaglia - il presidente del Consiglio, parlando all'assemblea di Confindustria, dopo aver riconosciuto la validità delle nostre posizioni e l'importanza di fare le riforme, ha detto che ieri sera ero molto elegante e sembravo una velina. Io non ho niente contro le veline perché poi normalmente sono anche belle ragazze. E quando una supera i 40 anni... Come dire: che gli venga detto che assomiglia a una velina è una bella cosa. Però francamente preferisco molto quello che mi ha detto Raffaele Bonanni, accogliendomi qui. Cioè che sono una persona seria, concreta, un leader che sta cercando di portare avanti una posizione". La platea ha sottolineato le parole della Marcegaglia con un applauso.

 

Nell'accogliere Emma Marcegaglia, Bonanni aveva sottolineato che "è il primo presidente degli industriali a partecipare al congresso della Cisl: non poteva che essere una donna leale e determinata".

21 maggio 2009

 

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